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Il Sasso della Befana
Nel
sito archeologico delle Cave Porzia prospiciente la vallata dell’Orcia
dove nel 1957 su un pianoro di roccia naturale venne indagato un grande
villaggio dell’Età del Bronzo (II millennio a.C.) munito anche di una
grotta sepolcrale, i vecchi abitanti di Castelnuovo dell’Abate avevano
notato da tempo un blocco di pietra battezzato il “SASSO DELLA
BEFANA”.
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Il grosso masso appoggiato al pianoro che ospitava il villaggio
preistorico richiamava infatti alla mente la figura di una vecchia
ricurva sotto il peso di un fardello sulle spalle.
Nella realtà archeologica si trattava di uno dei tanti “ripari di
roccia” che ospitavano le numerose capanne del villaggio.
Una ottocentesca tradizione locale ci racconta che in occasione
dell’Epifania nel “riparo” dove su riunivano gli uomini
preistorici, dopo tremila anni, accorrevano i ragazzi di Castelnuovo
dell’Abate in attesa di castagne e fichi secchi, frutta e qualche
dolcetto gettati da una adulta Befana.
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L'interessante
sito archeologico fu oggetto di lunghe campagne di scavo che dal 1957 si
protrassero con risultati sorprendenti, attestati da una infinità di
manufatti oggi in museo, sino al 1964 quando vennero chiuse per un grave
infortunio avvenuto in fondo alla grotta che serviva da cimitero del
villaggio.  
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Da allora la vegetazione selvaggia, la discarica di materiali diversi e
la creazione di vigneti
hanno cambiato, ed in effetti cancellato, la zona archeologica.
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A
dicembre del 2005 il “Sasso della Befana”, che si appoggiava al
pianoro roccioso separato da questo con una profonda fenditura (in alto a destra nella foto) si è staccato improvvisamente
ostruendo la strada vicinale a sterro che attraversando lo spumeggiante
torrente Starcia, serve le prosperanti coltivazioni di oggi (in
fondo a sinistra nella foto).
Il noto “sasso” è stato frettolosamente frantumato ed il breccione
utilizzato per governare il fondo stradale.
Un’altra testimonianza del passato ed una tradizione sono scomparse
per sempre!
Ivo Caprioli
Natale
2006 |
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